viaggiare mangiando

un viaggio nel mondo del gusto e non…

Pronti, partenza…. via! febbraio 1, 2010

Ed ecccomi qui, a quasi una settimana dal mio arrivo in Malesia:  non vi ho ancora raccontato niente semplicemente perchè non ho avuto modo di connettermi ad internet. Adesso inizio a postarvi ciò che ho scritto in aereoporto mentre aspettavo di partire, poichè penso che la partenza sia la parte più importante di un viaggio e come tale, non si può certo escludere dal racconto dello stesso.

E così pare che ce l’abbia fatta: dopo tanta attesa, dubbi e trepidazione, sono qui che faccio passare la mia ultima ora da europeo. Non so qual’è la ragione principale che mi ha spinto a partire ma so per certo che non c’era niente che mi impedisse di farlo e quindi rimanere o partire erano scelte altrettanto sensate; forse una un po’ più azzardata dell’altra ma comunque sensata. E la curiosità ha fatto tutto il resto: Malesia sto arrivando non so chi sei, non so come ti presenti e non conosco il tuo carattere ma sono certo che andremo d’accordo, per poco o tanto che sia vivremo insieme e sicuramente imparerò qualcosa da te.. non importa se lo condividerò, l’importante è che abbia l’opportunità di conoscerlo.

A volte penso di viaggiare perché non riesco ad essere soddisfatto di niente ma poi penso che è impossibile essere soddisfatti di qualcosa quando si è consapevoli che al di fuori del proprio piccolo mondo c’è n’è un altro ancora tutto da scoprire. Come faccio ad accontentarmi della mia vita se l’ho costruita solo con una minima parte del materiale disponibile? E allora viaggiamo, magari sarà un po’ meno semplice ma di sicuro sarà più intenso ed il risultato sarà più soddisfacente.

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Cous Cous Clan:il cibo contro la xenofobia. gennaio 22, 2010

A quanto pare esiste già da qualche anno ma io l’ho scoperto solo oggi. È un’associazione culturale, fondata da Vittorio Castellani (alias Chef Kumalé) che ha come scopo, contrastare i venti xenofobi “prendendo per la gola” i nostri connazionali nel tentativo di rendere più digeribile la presenza di stranieri a chi proprio non ne vuole sapere di offrire un’opportunità al diverso.

Gli appartenenti al clan sostengono nel loro manifesto che il protezionismo economico, [non brinderai con le bollicine d’altri…], il fanatismo e l’orgoglio nazionalista [non mangerai il pomodorino, se non quello di Pachino], i precetti alimentari delle religioni [far le cucine come Dio comanda], sviluppano solo ideologie, barriere culturali e pregiudizio e che tutti i piatti migliori delle grandi cucine del mondo sono frutto dell’incontro e dello scambio di concetti, tecniche e prodotti con altre culture: dal riso allo zafferano in foglia d’oro di Gualtiero Marchesi [origine moghul], al doner kebab degli immigrati turchi di Kreutzberg [Berlino]; concludendo con una citazione di Ludwig Wittgenstein: “La vita di conoscenza è la vita che è felice nonostante le miserie del mondo”.

Sperando che questa iniziativa non rimanga solamente una pubblicità ai corsi di cucina dello Chef Kumalè vi rimando al suo gruppo facebook dove potrete consultare le attività del clan.

 

Guerre tra grassi.. si scivola sulla disinformazione. gennaio 20, 2010

“Dottori, nutrizionisti e semplici consumatori: tutti dovrebbero eliminare il burro dalla propria dieta” questo è quello che sostiene il dottor Shyam Kolvekar, famoso chirurgo inglese, come riportato da newsfood.

Che il burro non fosse un toccasana lo sapevamo tutti ma da qui a bandirlo  dall’alimentazione ne passa. Il dottore sostiene che si consumano troppi grassi saturi, i quali favoriscono le mallattie cardiocircolatorie e punta quindi il dito contro il burro in quanto principale responsabile. A questo punto tutti ci aspettiamo la presentazione di un buon sostitutivo al nostro grasso animale preferito  e lui semplicemente afferma che sostituendo il burro con la margarina si possono salvare migliaia di vite ogni anno, proteggendoci dalle malattie cardiovascolari che sono il più pericoloso killer inglese.

Eppure a me sembrava di aver studiato che anche le margarine sono composte da grassi saturi, in quanto sono prodotte idrogenando grassi vegetali ed animali e cioè trasformando i doppi legami dei salutari grassi insaturi in legami semplici dei grassi saturi. La margarina contiene quindi grassi saturi (per questo è solida) che si depositano nelle arterie proprio come quelli del burro e sono anche più dannosi poichè il nostro organismo non li riconosce come tali e tende ad accumularli.

Fatte queste considerazioni apprezzo molto di più il sito free the animal che definisce il nostro dottore come: “The most stupidest man in the world” che non il sito di informazione newsfood che riporta le sue affermazioni senza neanche dare un parere tecnico contrastante.


 

Riflessioni sul futuro gennaio 19, 2010

Filed under: Uncategorized — giagio @ 11:25 pm
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"caminar..." di Difusa

Un foglio bianco davanti a me, tante cose da raccontare, tante cose su cui ragionare e da sviluppare nel modo che più mi aggrada eppure non riesco a scrivere niente. Una vita davanti a me, tanti sogni, tante buone intenzioni, un’incredibile voglia di partire ma qualcosa mi ferma mi impedisce di iniziare il mio viaggio e non capisco che cos è: non è paura ne sono sicuro, perché non ho mai avuto paura di scoprire qualcosa di nuovo, non è sfiducia in me stesso perché sono convinto che se voglio fare una cosa la posso fare, non è pigrizia perché qualsiasi cosa scelga di fare, sarà meno faticosa di quello che sto facendo adesso… e allora cos è? Probabilmente è il fatto che mi ritrovo in una posizione ambita da molti giovani in un ruolo prestabilito di buon livello, per cui non avrei ragione di andarmene, se non fosse che sono stufo e che non ho nessuna  intenzione di avere una vita monotona e che la parola che meno mi aggrada è “routine”.
Ora voi vi chiederete che diavolo è un ruolo prestabilito di buon  livello? E io cercherò di spiegarvelo: fin da quando siamo bambini cercano di impartirci delle linee guida da seguire per sviluppare il proprio futuro: da quando iniziamo a parlare iniziano a chiederci che lavoro vogliamo fare da grandi ..

Le cose che più mi piacciono sono cucinare e viaggiare ma non per questo  vuol dire che farò il cuoco. Credo che stabilire degli obbiettivi è importante ma limitarsi a questi sarebbe sbagliato, perché vivendo si impara in continazione e sarebbe stupido limitarsi ad un progetto designato quando non si conoscevano neanche la metà delle varianti che si conosceranno al compimento dello stesso.Sarebbe stupido rinunciare a delle opportunità solo per rispettare un obbiettivo che ci siamo prefissati quando non sapevamo che queste opportunità si sarebbero presentate. La vita e un opportunità e come tale deve essere affrontata.

 

Piacevole scoperta e “ZUPPETTA DI CALAMARI” gennaio 14, 2010

Filed under: Uncategorized — giagio @ 3:42 pm
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In questi giorni ho scoperto con grande sorpresa il mondo dei foodblog… era da un po’ che mi ero preposto di creare un  blog in cui parlare della mia passione per il cibo ma non avevo realizzato che ne esistessero già così tanti e di così alta qualità. Per alcuni giorni mi sono perso leggendo ricette, ammirando fantastiche fotografie e perchè no provando a riprodurre alcune delle ottime ricette proposte. Di seguito potete vedere le foto di alcune delle mie riproduzioni di calamari ripieni di creme brulè di patate di Qualcosadirosso e Pagnotta alla mela verde, sidro e speck di Un dejouner de soleil (P.s.: non trovando il sidro, l’ho sostituito con succo di mela ed il risultato è stato comunque ottimo).

E  qui vi presento la ricetta che ho realizzato con i calamari avanzati dalla preparazione della creme brulè di Qualcosa di rosso:

ZUPPETTA DI CALAMARI PICCANTE

2 cipolle rosse di tropea

1 cuore di sedano

1 kg calamari

2 peperoncini

2 foglie di alloro

1 rametto di rosmarino

vino bianco

500g pomodori a grappolo

½ limone

farina

fumetto di pesce o brodo vegetale

Pulire i calamari e tagliarli ad anelli, tagliare le cipolle a metà e affettarle sottilissime, tagliare i peperoncini ed il sedano (anche le foglie). Soffriggere i vegetali con poco olio d’oliva ed aggiungerci i calamari leggermente infarinati e l’alloro, salare e pepare. Quando inizia ad attaccare, sfumare con abbondante vino bianco ed il succo di mezzo limone, in seguito aggiungere i pomodori tagliati in quarti(se avete abbastanza pazienza è meglio se li blanciate e li private della pelle). Dopo qualche minuto aggiungere il brodo e lasciare cuocere per circa 30 minuti. A fine cottura spolverare con prezzemolo tritato e servire con qualche fetta di pane raffermo; io l’ho servita con le pagnotte di Un dejouner de Soleil.

 

INNANZITUTTO MI PRESENTO: la mia vita in cucina. gennaio 7, 2010

Filed under: Uncategorized — giagio @ 12:59 am
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Quando avevo sei mesi ero già a 2000 metri nel rifugio alpino gestito da mio padre e per resistere al freddo dormivo insieme a mia madre in cucina: l’unica stanza un po’ più calda. Alcuni mesi dopo i miei genitori divorziarono, io andai a vivere con mia madre e vidi mio padre solamente durante le feste quando lui era sempre impegnato dietro i fornelli, così per stargli vicino dovevo stare in cucina e cercavo di aiutarlo… a tre anni mi divertivo già a portare i piatti ai clienti e a prendere gli ingredienti che servivano a mio padre. Quando tornavo a casa, avevo sempre bei ricordi dei momenti passati in rifugio così aiutavo mia mamma in cucina. Ogni anno quando tornavo al rifugio facevo qualche cosa in più e iniziavo ad affezionarmi ai clienti abituali che si prendevano cura di me dato che mio padre era sempre molto impegnato.

Purtroppo quando avevo sette anni i proprietari del rifugio non rinnovarono la licenza a mio padre, rasero al suolo la struttura esistente e costruirono una specie di alberghetto per sciatori. Non sono mai tornato dove una volta c’era il rifugio perché mi piace ricordarlo come era e non sopporterei la vista di un albergo moderno in un luogo alpino cosi bello e selvatico. Era una baita in pietra costruita su un masso al culmine di una vallata fantastica,  l’acqua scarseggiava sempre e ricordo con malinconia quando d’inverno prendevamo la neve dal tetto per poi farla sciogliere sulla stufa e usarla per cucinare, e quando insistevo per portare le tazze di minestra ai clienti e poi ne rovesciavo metà lungo il tragitto. Purtroppo non ricordo bene l’interno del rifugio a parte la cucina, con il suo buon odore di legna bruciata, dove ho passato la maggior parte delle mie giornate:era una piccola stanza, molto calda con una grossa stufa vicino all’entrata dove mio padre cucinava la polenta. I miei ricordi sono solo questi ma hanno influito molto sulla mia scelta di diventare un cuoco.

Negli anni seguenti mio padre ha continuato a gestire rifugi alpini ed io ho continuato ad andare ad aiutarlo fino all’età di 16 anni quando nelle vacanze scolastiche ho fatto la mia prima stagione in un Hotel a Courmayeur. Adesso ho 20 anni, ho concluso la scuola alberghiera a pieni voti e sono appena tornato in Italia dopo un anno e due mesi di lavoro a Londra, per salutare i miei genitori prima di partire per la Malesia, dove nei prossimi mesi collaborerò all’apertura di un ristorante italiano.